Banca di Asti, utile record e cambio della guardia
Maurizio Rasero eletto presidente. L’assemblea dei soci saluta l’Ad uscente Demartini
L’Auditorium di via Astesano ha ospitato lunedì un’assemblea dei soci che rimarrà impressa come il momento del grande salto verso il futuro per la Banca di Asti. Non è stato solo un passaggio di consegne tecnico, ma un evento corale che ha visto l’approvazione di un bilancio 2025 da record e il debutto di una nuova governance chiamata a raccogliere un’eredità pesante e solida. L’esercizio individuale si è chiuso con un utile netto di 62,02 milioni di euro (65 milioni a livello di Gruppo), segnando un balzo del 23,64% e permettendo la distribuzione di un dividendo di 0,50 euro per azione, la cedola più alta mai distribuita nella storia dell’istituto.
Mentre i numeri parlavano di una crescita straordinaria, l’emozione ha travolto la sala durante il congedo di Carlo Demartini, amministratore delegato uscente e timoniere di un ventennio che ha visto la banca sestuplicare le proprie dimensioni fino a gestire masse complessive per oltre 30 miliardi di euro. Una standing ovation spontanea e prolungata, innescata dall’intervento dell’azionista e dipendente Paola Cavagna, ha sancito il profondo legame umano tra il manager e la sua squadra, un tributo di stima a cui si è unito Aldo Casalini per la Fondazione CR Vercelli.
Mentre i numeri parlavano di una crescita straordinaria, l’emozione ha travolto la sala durante il congedo di Carlo Demartini, amministratore delegato uscente e timoniere di un ventennio che ha visto la banca sestuplicare le proprie dimensioni fino a gestire masse complessive per oltre 30 miliardi di euro. Una standing ovation spontanea e prolungata, innescata dall’intervento dell’azionista e dipendente Paola Cavagna, ha sancito il profondo legame umano tra il manager e la sua squadra, un tributo di stima a cui si è unito Aldo Casalini per la Fondazione CR Vercelli.
Con l’elezione ufficiale dei nuovi vertici, l’istituto apre ora il ciclo del “rinnovamento responsabile” invocato dal presidente della Fondazione CR Asti, Livio Negro, azionista di maggioranza relativa col 31,80%. Alla presidenza è stato eletto Maurizio Rasero, affiancato da Roberto Fiorini nel ruolo di amministratore delegato, mentre la carica di vicepresidente è andata a Gabriele Mello Rella. La nuova compagine del Consiglio di Amministrazione è completata dai consiglieri Maria Teresa Giovanna Armosino, Silvia Mirate, Maria Paola Giuseppina Adele Clara, Gian Luigi Gola, Fernando Lombardi, Marco Remondino, Roberto Vercelli, Pia Federica Bosca, Roberto Rho e Marilena Bolli. Tuttavia, la nascita di questo nuovo corso non è stata priva di scossoni dialettici. Roberto Marmo ha scagliato un attacco durissimo sulla compatibilità di Rasero, paventando un conflitto d’interessi legato al suo profilo di “Persona Politicamente Esposta” per il cumulo di cariche istituzionali e bancarie. Anche l’ex presidente della Fondazione, Mario Sacco, ha espresso forte preoccupazione per la rottura della continuità gestionale, definendo il cambio al vertice un “salto nel buio” e paventando il rischio di una futura perdita di autonomia a favore di partner industriali.
In sala è risuonata anche la voce identitaria di Mauro Ardissone, che ha rivendicato con orgoglio il valore della banca come “la più grande azienda del territorio”, mettendo in guardia contro chi potrebbe tentare di abbassarne il valore percepito per facilitarne l’acquisizione. A rendere il clima ancora più sospeso è stata la rivelazione del presidente uscente Giorgio Galvagno circa una comunicazione della Banca d’Italia, che annuncia approfondimenti proprio sui requisiti soggettivi dei candidati, una verifica tecnica che resterà ora in capo al nuovo CdA. Per sigillare la giornata e spegnere le polemiche, una nota ufficiale della Fondazione ha smentito strappi tra i soci, precisando che la presentazione di liste autonome non rappresenta una contrapposizione ma una ricerca del miglior assetto possibile. Negro ha chiarito che lo sviluppo dell’istituto e la salvaguardia dell’occupazione sono obiettivi convergenti, affidando alla nuova squadra il compito di traghettare la Banca di Asti nel futuro digitale senza smarrirne l’anima territoriale. La sfida per Rasero e Fiorini sarà quella di mantenere gli eccellenti indici di solidità ereditati, sintetizzati da un CET1 Ratio al 19,52%, garantendo trasparenza strategica a tutti i 25.934 azionisti.
In sala è risuonata anche la voce identitaria di Mauro Ardissone, che ha rivendicato con orgoglio il valore della banca come “la più grande azienda del territorio”, mettendo in guardia contro chi potrebbe tentare di abbassarne il valore percepito per facilitarne l’acquisizione. A rendere il clima ancora più sospeso è stata la rivelazione del presidente uscente Giorgio Galvagno circa una comunicazione della Banca d’Italia, che annuncia approfondimenti proprio sui requisiti soggettivi dei candidati, una verifica tecnica che resterà ora in capo al nuovo CdA. Per sigillare la giornata e spegnere le polemiche, una nota ufficiale della Fondazione ha smentito strappi tra i soci, precisando che la presentazione di liste autonome non rappresenta una contrapposizione ma una ricerca del miglior assetto possibile. Negro ha chiarito che lo sviluppo dell’istituto e la salvaguardia dell’occupazione sono obiettivi convergenti, affidando alla nuova squadra il compito di traghettare la Banca di Asti nel futuro digitale senza smarrirne l’anima territoriale. La sfida per Rasero e Fiorini sarà quella di mantenere gli eccellenti indici di solidità ereditati, sintetizzati da un CET1 Ratio al 19,52%, garantendo trasparenza strategica a tutti i 25.934 azionisti.










