Meloni: via il bollo auto nel 2027
Via una delle tasse più odiate: così il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha comunicato l’approvazione del decreto-legge che sospende il pagamento del bollo auto e moto per l’anno 2027. È un’esenzione valida per il prossimo anno, con l’intenzione dichiarata dal Governo di renderla strutturale nelle future manovre finanziarie.
La misura si rivolge specificamente ai proprietari di veicoli di piccola e media cilindrata e ai motociclisti, coinvolgendo circa 14,5 milioni di mezzi, ovvero più del 70% del parco circolante italiano.
I requisiti per l’esenzione
Per non pagare la tassa automobilistica nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2027, devono verificarsi contemporaneamente tre condizioni:
- Solo per persone fisiche: L’agevolazione è strettamente riservata ai privati. Tutte le auto intestate ad aziende, società o a partite IVA restano escluse.
- Auto fino a 80 kW: Rientrano nell’esenzione le vetture a benzina, a gasolio e le ibride (o con impianti a GPL/metano) la cui potenza massima non supera gli 80 kW, equivalenti a circa 109 CV. Questo limite include la stragrande maggioranza delle city car e delle utilitarie compatte, come le versioni base di Fiat Panda, Toyota Yaris, Dacia Sandero e Renault Clio.
- Moto e scooter: L’esenzione si applica a tutti i ciclomotori e motocicli, per i quali non è stato fissato alcun tetto massimo di potenza.
La regola del “veicolo unico”
Il paletto più stringente del decreto riguarda la quantità: il taglio vale per un solo veicolo a contribuente.
La selezione del mezzo che gode dello sconto avviene in automatico. Chi possiede più auto agevolabili, non pagherà il bollo unicamente per quella con la potenza in kW più bassa. In caso di potenza identica, il beneficio viene applicato alla vettura che avrebbe pagato l’importo più basso in assoluto e, a parità di costo, al veicolo con l’immatricolazione più vecchia. Inoltre, chi possiede sia un’auto (fino a 80 kW) sia una moto, vedrà esentata solo l’auto.
2,3 miliardi alle regioni
Trattandosi di un’imposta il cui gettito confluisce direttamente nelle casse regionali, il Governo ha stanziato circa 2,3 miliardi di euro di fondi statali per rimborsare gli enti locali delle mancate entrate.









