ASTI AGRICOLTURA CHIEDE INTERVENTI STRUTTURALI E MISURE STRAORDINARIE
La crisi che interessa una parte significativa del comparto vitivinicolo richiede interventi strutturali per ristabilire un maggiore equilibrio tra produzione e domanda e sostenere la redditività delle imprese, a partire dal territorio astigiano. Secondo le rilevazioni dell’Icqrf, al 31 luglio scorso nelle cantine italiane erano presenti 42,6 milioni di ettolitri di vino, il 6,9% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. In Piemonte e nell’Astigiano le giacenze restano consistenti, sebbene le esportazioni regionali siano cresciute del 2,4% nel primo semestre 2026, raggiungendo 566 milioni di euro, a conferma di una situazione fortemente differenziata tra produzioni e denominazioni. “Il comparto vitivinicolo astigiano e piemontese – dichiara Gabriele Baldi, presidente di Asti Agricoltura – dispone di un patrimonio straordinario di qualità e di una spiccata capacità imprenditoriale. La tenuta delle esportazioni è un segnale incoraggiante, ma non deve farci sottovalutare le forti difficoltà in cui si trovano numerose aziende del nostro territorio, alle prese con giacenze elevate, costi di produzione importanti e mercati meno ricettivi. Occorrono soluzioni lungimiranti che guardino ai prossimi anni”. Tra le priorità indicate da Confagricoltura figura la gestione del potenziale produttivo viticolo, a cominciare dalla sospensione temporanea e selettiva del rilascio di nuove autorizzazioni di impianto, una possibilità contemplata dalla normativa europea da valutare attraverso un’iniziativa coordinata tra Regione, Ministero dell’Agricoltura e rappresentanze della filiera. A queste misure deve affiancarsi l’utilizzo degli strumenti dell’Organizzazione comune del mercato (OCM) vitivinicolo, a partire dalla vendemmia verde, che permette di contenere preventivamente la produzione attraverso l’eliminazione dei grappoli non ancora maturi, garantendo un sostegno economico alle aziende aderenti. Uno strumento che, se adeguatamente programmato e finanziato, può contribuire a ridurre efficacemente l’offerta nelle situazioni di maggiore criticità. Nell’ambito di una strategia complessiva, Asti Agricoltura ritiene inoltre opportuno approfondire con le rappresentanze della filiera, tenendo conto delle specificità della vitivinicoltura astigiana, l’eventuale ricorso ad altre misure, tra cui la distillazione e l’estirpazione dei vigneti, valutandone attentamente le condizioni di applicazione, gli effetti economici e le conseguenze sulle diverse realtà produttive. “Le aziende agricole – sottolinea Mariagrazia Baravalle, direttore della Confagricoltura di Asti – devono poter programmare gli investimenti tenendo conto delle reali prospettive commerciali. È fondamentale evitare ulteriori incrementi del potenziale produttivo laddove il mercato manifesta difficoltà di assorbimento e, contemporaneamente, assicurare ai viticoltori maggiore flessibilità nei reimpianti e strumenti operativi efficaci per gestire e contenere i volumi produttivi”. Confagricoltura propone un confronto territoriale e regionale con le organizzazioni agricole, i consorzi di tutela, le cooperative e gli altri operatori della filiera, sulla base di dati aggiornati su giacenze, vendite e prospettive delle singole denominazioni. L’obiettivo è definire misure condivise e iniziative concrete da promuovere presso il Governo e le istituzioni europee. Il tema sarà affrontato anche nei prossimi momenti di approfondimento organizzati da Confagricoltura, con rappresentanti del comparto, esperti di mercato e interlocutori europei, per esaminare le prospettive della domanda e gli strumenti di regolazione produttiva. Quanto al recente stanziamento di 1,5 milioni di euro della Regione Piemonte, destinato ad accordi di filiera per individuare impieghi alternativi delle produzioni vitivinicole in giacenza, la compagine astigiana di Confagricoltura condivide quanto espresso da Confagricoltura Piemonte, la quale osserva che la dimensione delle risorse e la natura dell’intervento non consentono di incidere in modo significativo sugli squilibri strutturali del mercato. “La misura regionale – conclude il presidente di Confagricoltura Piemonte Enrico Allasia – non è in grado, per dimensioni e finalità, di modificare le condizioni di fondo che stanno penalizzando il comparto. La crisi ha radici strutturali e richiede risposte di ben altra portata: è necessario passare rapidamente ad un programma organico di interventi, capace di affrontare le cause degli squilibri e restituire certezze economiche e prospettive di futuro alle imprese vitivinicole”.








