Milena Vukotic e Maximilian Nisi infiammano il Teatro Alfieri con “Un autunno di fuoco”

Sabato 25 gennaio è andato in scena al Teatro Alfieri di Asti l’atteso spettacolo di prosa “Un autunno di fuoco”, con Milena Vukotic e Maximilian Nisi, da The velocity of Autumn di Eric Coble. Con l’adattamento di Marco Casazza e la regia di Marcello Cotugno.
Milena Vukotic è Alexandra, una donna anziana, ex pittrice eclettica e originale, che inizia ad accusare i colpi dell’età che avanza: piccoli vuoti di memoria, acciacchi e difficoltà a stringere tra le dita gli amati pennelli. I due figli maggiori ritengono che sia giunto il momento di rivolgersi a una casa di riposo, ma questa ipotesi scatena in lei una reazione violenta. Si barrica in casa e minaccia di far saltare in aria l’antica palazzina in cui vive, per anticipare il momento della sua dipartita e lasciare la vita terrena circondata dai suoi oggetti intrisi di ricordi, prima che questi svaniscano definitivamente. Alexandra sigilla ogni via d’accesso tranne una finestra, quella che si affaccia sul “suo” amato albero, quello dal quale ogni mattina si levano in coro gli uccellini che le rallegrano le giornate, lo stesso albero sul quale ognuno dei suoi figli si è arrampicato, graffiato e rifugiato durante l’infanzia. Ed è proprio da questa finestra che si introduce in casa Chris, interpretato da Maximilian Nisi, il più giovane dei tre figli, quello che con la madre ha avuto il rapporto più problematico e che ha interrotto qualsiasi contatto con la famiglia da molti anni.
La commedia si snoda fra ricordi, parole non dette e altre rivelate, passioni, musica e tanto amore. Quello di Alexandra nei confronti dei suoi figli e dei suoi dipinti, e quello di Chris nei confronti di una donna, sua madre, dalla quale ha preso le distanze proprio per seguirne le orme. E’ un amore viscerale il loro, tangibile, che supera le barriere e colpisce il pubblico in pieno viso, allo stomaco. Fino all’ultimo anello di un Teatro gremito e attento.
Un testo, quello di Eric Coble, attuale e amaro, graffiante e ironico, nel quale anche lo scontro diretto tra una donna caparbia e un figlio irrisolto lasciano lo spazio a momenti più leggeri che strappano più di una risata alla platea ipnotizzata.
Di grande impatto l’allestimento scenografico, a cura di Luigi Ferrigno, che ci trasporta dal primo istante nell’appartamento newyorkese minacciato dalla lucida follia della protagonista.
Una Milena Vukotic intensa, ben lontana dai panni precedentemente indossati e che l’hanno resa celebre al grande pubblico, quello meno avvezzo alle produzioni teatrali. Riporta alla memoria la profonda inquietudine di attrici hollywoodiane del calibro di Bette Davis o Joan Crawford, mantenendosi in equilibrio stabile tra la Alexandra fragile e quella furiosamente orgogliosa.
Decisamente riuscita la sinergia con il suo partner di scena Maximilian Nisi tanto che il testo sembrerebbe scritto appositamente per loro. Mentre la prima alterna stati d’animo opposti, dovuti alla senilità, Nisi si propone con un personaggio deciso, entrato in scene con l’unico scopo di riportare la madre alla ragione, salvo svelare un animo puro e non corruttibile che cresce e si evolve sino all’inattesa conclusione.

Serena Schillaci
Ph Alessandro Lazzarin