Michele Bravi, i diari degli errori, il primo romanzo e la parola “empatia”

Uno dei personaggi più attesi di “Libri in Nizza 2018” è stato sicuramente Michele Bravi: classe 1994, vincitore della settima edizione di X-Factor, disco d’oro con “La vita e la felicità” (il singolo inedito composto appositamente per lui da Tiziano Ferro e Zibba), quarto classificato al festival della canzone italiana di Sanremo nel 2017 con la celeberrima “il diario degli errori”, canzone che si è aggiudicata in pochi mesi il disco singolo di platino.

Si presenta sulla “Ribalta” (il palcoscenico principale, n.d.r.) con una felpa stropicciata e un paio di jeans strappati sulle ginocchia, perché “io sono come quel tale che, non volendo guardare la tour Eiffel che trovava orrenda, ci si è trasferito all’interno, perché era l’unico luogo di Parigi in cui fosse possibile non vederla. Allo stesso modo io non mi vedo, quindi vado avanti senza preoccuparmi del mio aspetto esteriore”. Di fronte a lui un Foro Boario gremito di adolescenti e non solo, come una macchia diffusa si espande la copertina della sua prima opera editoriale “La vita degli altri.

Si accomoda sulla poltrona design in cartone riciclato, fra lui e me solo una pianta ornamentale, inizio l’intervista ma è più una chiacchierata informale, siamo come due amici che si incontrano al bar incuranti delle centinaia di orecchie che ascoltano i nostri discorsi.

Parliamo dei suoi esordi musicali, del momento in cui sua sorella lo ha iscritto alle selezioni che lo avrebbero portato a partecipare al talent show X Factor. Veniamo raggiunti da un gruppo di studenti proveniente dagli istituti di istruzione secondaria di Nizza che hanno aderito a un progetto di alternanza scuola-lavoro, i quali partecipano in maniera attiva all’intervista

D – Si dice che siamo il frutto dei nostri errori, nel tuo “diario” c’è un errore che, potendo tornare indietro, non rifaresti?

R – No, ogni momento valeva la pena di essere vissuto. Mi sono affacciato con grande serietà alla carriera di cantante, non considero un’opzione “provarci” senza convinzione, nel momento in cui si decide di dare avvio a un progetto è necessario affrontarlo con decisione. Se poi non funziona, o non ha un seguito duraturo nel tempo…pazienza. L’importante è aver dato il massimo per conseguire buoni risultati

Poi racconta di quella volta che Cheope (coautore de “il diario degli errori insieme a Federica Abbate e Giuseppe Anastasi) è stato a casa sua e ha notato che era invasa da agende e diari di ogni tipo, colmi di appunti, propositi e idee, alcuni dei quali scarabocchiati e riscritti. Da qui il titolo della canzone che è diventata il suo cavallo di battaglia.

O di quella volta che Cristina d’Avena lo ha contattato per proporgli una versione rieditata de “I Puffi sanno” ma lui, credendo si trattasse di uno scherzo, l’ha mandata a quel paese, salvo richiamarla poco dopo e registrare con lei una delle colonne sonore della sua infanzia.

Passiamo a parlare del vero motivo della sua presenza a Libri in Nizza, la sua prima opera editoriale “La vita degli altri”. Un romanzo che tratta i temi dell’immedesimazione e dell’identità, ambientato in un condominio un po’ fatiscente di periferia nel quale le vite dei protagonisti si intrecciano e raccontano il viaggio di un uomo dentro la vita degli altri e degli altri dentro la sua, sulla prima pagina svetta la dedica lla parola “Empatia”.

D – E’ nata prima la storia o la necessità di scrivere?

R – La necessità di raccontare una serie di percezioni che avevo nella testa. All’inizio doveva essere una canzone, ma ogni volta che ne rileggevo il testo mi rendevo conto che mancava qualcosa, che avevo ancora molto da dire sull’argomento.

Umeima, una delle volontarie che accompagnano gli studenti presenti sul palco, legge la sua recensione del romanzo, evidenzia i passaggi nei quali “ognuno di noi ha la possibilità di immedesimarsi, la profondità dei personaggi e la potenza narrativa, di grande impatto psicologico”.

Michele ascolta con interesse e risponde a tutti, con grande proprietà di linguaggio e maturità, intanto però giocherella con la stoffa sdrucita dei suoi pantaloni tradendo l’emozione che tutta questa attenzione nei suoi confronti gli provoca. Alla fine è vero che ha vinto un talent, ha cantato al Festival di Sanremo e ha pubbicato un romanzo, ma resta pur senpre un giovane bravo ragazzo di soli 23 (quasi 24) anni. Applausi.

Serena Schillaci