L’evento – Mauro Berruto ospite dell’UniAstiss per ‘Allenatori, genitori e figli’

Una serata speciale quella organizzata giovedì scorso, il 6 giugno, per tutti gli amanti del volley. Nell’aula magna del polo universitario di Asti, ospite della serata ‘Allenatori, genitori e figli: quando l’alleanza funziona’ c’era Mauro Berruto, ex tecnico della nazionale italiana di pallavolo, attualmente direttore tecnico della nazionale italiana di tiro con l’arco.
Due ore in cui il volto dell’Italvolley maschile ha tenuto incollati alla sedia tutti gli ospiti raccontando storie e aneddoti tratte dal suo libro “Capolavori” (Add editore) in una fantastica atmosfera: luci spente e tutti in silenzio ad ascoltare.
Oltre all’esperienza azzurra nel mondo del volley che ha fruttato sei medaglie in competizioni internazionali (tra cui il bronzo olimpico a Londra 2012), il coach torinese ha intrapreso, dal 2018, una nuova carriera professionale come Direttore Tecnico della Nazionale Italiana di tiro con l’arco, con il chiaro obiettivo Olimpiadi di Tokyo 2020.
Ma è grazie alla sua laurea in “Antropologia culturale” che Mauro ha incantato gli ascoltatori: citazioni di poeti e scrittori insieme a racconti e opere d’arte dell’antichità greca e non solo si sono intrecciati con le storie sportive più recenti, da Maradona a Yuri Chechi, passando per l’Olanda di Johan Cruijff, i successi di Muhammad Ali e l’impresa di Gabriela Andersen-Schiess a Los Angeles 1984.
Nel corso della serata c’è stato spazio anche al tema del delicato ruolo dell’allenatore e del suo rapporto con i genitori. Nel rispondere alle domande poste dal dottor Tinozzi e dal pubblico, il coach, che vanta anche esperienze nei club di pallavolo in Italia, Grecia e Finlandia, si è soffermato sull’importanza di saper guardare qualcosa da un punto di vista diverso.
“L’allenatore, che ricopre la difficile funzione di trasformare il potenziale in risultato, deve provare a cambiare prospettiva proprio quando crede di conoscere al meglio l’argomento – ha spiegato Berruto -, imitando la traiettoria di una freccia scoccata da un arciere. L’attrezzo si muove molto, spesso uscendo dalla traiettoria ideale verso il bersaglio, ma alla fine lo colpisce al centro”.