Coldiretti prosegue la lotta per l’etichetta obbligatoria

Forte di un milione di firme ottenute con la petizione europea e del consenso dell’82% degli italiani, Coldiretti prosegue senza sosta la sua battaglia per l’etichettatura obbligatoria di tutti i prodotti. Attualmente sono in fase di emanazione il decreto ministeriale che proroga l’obbligo di indicazione dell’origine per la pasta, il riso e il pomodoro, mentre è in corso di registrazione presso la Corte dei Conti il decreto sull’origine di latte e formaggi. Recentemente poi è approdato a Bruxelles il decreto ministeriale riguardante l’origine delle carni suine trasformate, il cui termine di stand still terminerà il prossimo 2 luglio.

“La nostra nazione – sottolinea Marco Reggio, presidente di Coldiretti Asti – rappresenta ormai il primo baluardo di difesa di tutti i consumatori europei nei confronti delle contraffazioni e delle produzioni agroalimentari di scarsa qualità. Il percorso è ancora irto di difficoltà, ma cresce sempre più la consapevolezza che la trasparenza e l’etichettatura rappresentano il volere dei cittadini e il miglior modo per salvaguardare la salute o il tenore di vita di tutti gli europei”.

“In questo momento – evidenzia il direttore di Coldiretti Asti, Diego Furia – l’azione di Coldiretti sta portando alla ribalta l’indicazione obbligatoria in etichetta della provenienza della carne dei salumi. Il 93% degli italiani ritiene importante sapere l’origine degli alimenti per dire finalmente basta agli inganni. Due prosciutti su tre venduti in Italia sono ad esempio ottenuti da maiali stranieri, senza alcuna indicazione in etichetta”. “Come si può facilmente intuire, i provvedimenti sull’etichettatura – rivela Reggio -, di cui il nostro Paese ne è promotore a difesa delle proprie produzioni di qualità, sono tanto importanti quanto portatori di interessi economici diversificati. Anche noi astigiani e piemontesi non possiamo essere insensibili all’introduzione della massima trasparenza sull’agroalimentare, anche in un settore, come quello vitivinicolo, che sembra garantista al massimo con la gran parte della produzione a denominazione. In realtà, nel comparto spumanti, a nostro avviso, c’è ancora una parte di produzione che opera in situazioni non proprio “trasparenti” e che quindi secondo noi non fa completamente il bene del nostro territorio e della nostra economia”.

“Si tratta – evidenzia Furia – della spumantizzazione locale di molti mosti e vini provenienti dall’estero e immessi sul mercato con il nome della località in cui si è effettuata quest’ultima operazione di cantina. Stando le normative attuali non c’è nulla di illegale, ma questi spumanti non sono realizzati con le nostre uve, non vengono prodotti in Italia, ma sono solo semplicemente imbottigliati localmente e sfruttano così l’identità del nostro territorio. E poi, se vogliamo dirla tutta, fanno anche concorrenza ai nostri “veri” spumanti”.

REGGIO: “SERVE IL TAGLIO DELL’IVA SU VINO E PRODOTTI ALIMENTARI”

“Il taglio dell’Iva sul vino e sui principali prodotti alimentari potrebbe rappresentare un’occasione di rilancio anche per l’Astigiano”, è il commento del presidente provinciale Coldiretti, Marco Reggio, sull’ipotesi di riduzione delle aliquote. “Gli effetti del lockdown – aggiunge Diego Furia, direttore provinciale Coldiretti – hanno portato al crollo del turismo e al drastico ridimensionamento dei consumi e ora la ripartenza è molto lenta, occorre sicuramente intervenire e la riduzione dell’Iva può essere un incentivo anche importante. Teniamo sempre conto che quanto non si è venduto negli ultimi tre mesi, ormai è andato perso e quindi di fronte a questa evidenza occorre accelerare per cercare di ricuperare nel più breve tempo possibile almeno le posizioni conquistate prima della chiusura per la pandemia”. Con la riduzione dell’Iva, ci sarebbe sicuramente un effetto positivo sulla ristorazione che restando su questo trend nel 2020 rischierebbe un crack da 34 miliardi, soprattutto a causa del drastico ridimensionamento dei consumi fuori casa. “In alcuni settori, come quello vitivinicolo – sottolinea Furia – la ristorazione rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione con oltre la metà del fatturato”. Non a caso sei aziende agroalimentari su 10 (57%), secondo l’Indagine Coldiretti/Ixé, hanno registrato una diminuzione dell’attività con un impatto che varia da settore a settore. “Il taglio dell’Iva su beni alimentari essenziali – continua Reggio -, oltre a giovare sulla spesa delle famiglie più bisognose, può avere un impatto positivo anche sulle imprese agricole ed alimentari”