Chiacchierata con l’attore Maximilian Nisi, protagonista con Milena Vukotic al Teatro Alfieri di Asti

La stagione 2019/2020 del Teatro Alfieri di Asti continua con grande successo di pubblico, grazie a una programmazione variegata e di alto livello. Ne è un esempio lo spettacolo in programma il prossimo 25 gennaio che vedrà protagonisti due attori straordinari: Milena Vukotic e Maximilian Nisi.
Quando si parla di Milena Vukotic si tende ad associarla ai suoi ruoi nazional-popolari, come quello della Signora Pina Fantozzi o quello, più recente, di Marta in “Saturno contro” di Ferzan Özpetek.
Così come il pubblico televisivo tenderà a identificare Maximilian Nisi con il personaggio di Luca ne “Il bello delle donne” o di Marco Altieri in “Un posto al sole”.
In realtà sia la Vukotic sia Nisi hanno alle spalle una prestigiosa collezione di produzioni teatrali che hanno fatto la storia della drammaturgia nazionale e internazionale, dai classici greci al Teatro contemporaneo.
In attesa di vederli condividere il palcoscenico astigiano, abbiamo incontrato Maximilian Nisi, in esclusiva per i lettori de “La Luna”:

D – Il 25 gennaio prossimo sarai in scena accanto alla straordinaria Milena Vukotic, con lo spettacolo “Un autunno di fuoco”, raccontaci la prima cosa che ti viene in mente ripensando al giorno in cui sei stato contattato per ricoprire questo ruolo.
R – In verità non sono stato contattato per ricoprire un ruolo, questo è un progetto nato dalla volontà mia e di Milena di lavorare assieme dopo trent’anni di conoscenza su un testo molto significativo e bello, dall’entusiasmo e la serietà del Teatro Stabile de La Contrada di Trieste di produrlo, affidandone la regia a Marcello Cotugno che ha saputo valorizzarlo al meglio, anche grazie al felice contributo di una scenografia molto bella curata da Luigi Ferrigno. Siamo stati compagni di gioco e di avventura in un progetto che ci ha piacevolmente coinvolti e che dopo due anni continua a renderci felici.

D – Ci vuoi raccontare, senza svelare troppi particolari, la storia di “Un autunno di fuoco”?
R – È una storia d’ amore tra una madre e un figlio che dopo vent’anni riescono finalmente a parlarsi, a capirsi e quindi a ritrovarsi. Tutti sappiamo quanto sia difficile a volte comunicare e quanto sia facile, nella mancanza di chiarezza, essere fraintesi, quanto pesanti possano diventare i sacchi, posati sulle nostre spalle, in cui mettiamo le cose non dette o i silenzi, che come sassi appesantiscono quei sacchi rendendoli col tempo così pesanti da impedire ogni nostro movimento.
E poi è un testo che parla di arte e di quanto questa possa migliorare la nostra vita.

D – Nonostante tu abbia spesso incrociato il mondo televisivo e quello cinematografico, la tua carriera è legata a doppio filo con il mondo del Teatro. Come e quando hai deciso di intraprendere gli studi, che ti hanno portato ad essere l’attore intenso e poliedrico che sei oggi?
R – Ero già maturo. Frequentavo l’ultimo anno di liceo quando ho deciso di intraprendere questa strada sicuramente privilegiata, ma anche molto complicata. Una strada affascinante e insicura, non tracciata, che ancora oggi percorro con circospezione e con un pizzico di follia. Non conosco il perché di quella scelta. Fu secca, irrazionale. Non c’era ancora vocazione, anche perché credo che questa si manifesti col tempo e si possa chiamare anche dedizione, impegno e sacrificio costante. Rispondeva ad una necessità profonda, inconscia. Sicuramente alla base c’era una grande curiosità per qualcosa che mi attraeva molto, malgrado allora ne sapessi veramente poco. Poi c’è stata la scuola, le diverse esperienze lavorative e sono arrivato fin qui, ancora alla ricerca di non so che. Mi chiedo spesso se quella fu la scelta giusta, ma dovrei poter sperimentare almeno un’altra ipotesi di vita per capirlo e quindi non lo saprò mai.

D – E’ trascorso meno di un anno dalla tua ultima incursione al Teatro Alfieri di Asti (Il piacere dell’onestà di Luigi Pirandello – regia di Liliana Cavani -19 marzo 2019 *n.d.r*.), ma nel frattempo ti sei aggiudicato due prestigiosi riconoscimenti, il Premio Internazionale Napoli Cultural Classic e il Premio Internazionale Bronzi di Riace-Teatro, i quali vanno ad aggiungersi alla tua collezione. Quali sono i tuoi prossimi obbiettivi?
R – Continuare a raccontare vicende umane. Spogliare nuovi personaggi rubando loro l’anima, per dargli corpo e voce, privilegiare storie che oggi ancora possono essere utili e importanti, dare vita a progetti necessari, esserne il mediatore per emozionarmi e per emozionare, per immaginare, giocare, studiare e vivere.

D – Cosa vuoi dire agli astigiani per invitarli a vedere il tuo spettacolo?
R – Se decideranno di venire a trovarci sia io che Milena saremo felicissimi di accoglierli. Lo spettacolo è bello e oggi entrambi ne siamo finalmente consapevoli. Il pubblico segue la storia che raccontiamo con grande interesse e col cuore spalancato. Questo spettacolo fa bene a noi che lo facciamo e a chi ci viene a vedere e al Teatro.
Serena Schillaci
Ph. Azzurra Primavera