Calcio dilettantistico, l’Lnd difende le attività di base

Cosa succede nel mondo del calcio dilettantistico dopo il dpcm di domenica scorsa? Se lo sono chiesti i presidenti delle Federazioni Regionali dell’area Nord della Lega Nazionale dilettanti, che lo scorso lunedì si sono ‘incontrati’ online per analizzare la situazione. Le loro proposte sono poi state prese al vaglio dal Governo. Attualmente sono salve le competizioni fino alla seconda categoria, mentre è stata sospesa l’attività di base, no partite ma singoli allenamenti rispettando il protocollo ed evitando il contatto fisico. “Vorrei invitare le istituzioni e la comunità scientifica a riflettere seriamente sulla ventilata ipotesi di sospendere le attività dello sport dilettantistico. Noi non siamo gli untori, lo dicono i numeri”. Aveva detto Cosimo Sibilia, Presidente della Lega Nazionale Dilettati e vicepresidente vicario della FIGC. “Le società dilettantistiche, non solo quelle che operano nel calcio, sono sottoposte a rigidi protocolli per il contenimento dell’epidemia. Tutto ciò ha significato per decine di migliaia di soggetti, che svolgono una funzione sociale senza eguali in Italia, un grande sacrificio oltre che un rinnovato impegno economico. Fermare lo sport di base sarebbe un disastro, anche e soprattutto sotto il profilo sociale. La socialità dello sport è pienamente organizzata, è su questo dato che invito a riflettere chi deve prendere delle decisioni”. Sul versante Settore giovanile si esprime invece il responsabile dell’Sgs: “Voglio innanzitutto fare un plauso a tutte le società di Settore Giovanile e Scolastico che con grande passione e professionalità hanno riavviato l’attività sospesa da oltre 5 mesi adottando e rispettando i protocolli predisposti dalla FIGC per la tutela della salute dei propri tesserati – ha dichiarato Vito Tisci, Presidente del Settore Giovanile e Scolastico – Una situazione complessa alla quale con grande senso di responsabilità hanno saputo far fronte, dando continuità a un’attività sportiva dal notevole risvolto sociale, che riguarda un movimento di circa 800mila tesserati, contenendo al massimo i rischi in uno stato d’emergenza come quello attuale e dei mesi passati. Per non disperdere tutto questo è fondamentale aprire urgentemente un tavolo tecnico con le istituzioni governative per risolvere nel dettaglio le criticità emerse”.