Astigiano fuori dalla “Nocciola di Langa”

Il territorio astigiano non ci sta. La nuova denominazione di “nocciola di Langhe” esclude i territori a nord del Tanaro e del Belbo, quindi di fatto buona parte delle piante monferrine. Il consorzio della nocciola del Piemonte, già definita “tonda e gentile”, ha adesso un nuovo marchio, che dovrebbe tutelare con ancora più attenzione la produzione che arriva dal sud piemontese. Una sicurezza in più che serve a rimediare il pasticcio di qualche anno fa, quando dall’Europa è arrivato il via libera alla produzione della piante in altre aree del mondo. (testo poi corretto). Il problema non è il nuovo marchio in sé, ma il fatto che fondamentalmente la nuova mappa lascia fuori buona parte dell’area monferrina: resta compresa nell’area “eccellenza” la zona intorno a Canelli fino a Rocchetta Palafea, mentre Calamandrana farebbe da spartiacque tra le due coltivazioni. Una protesta scontata visto che l’investimento nel territorio astigiano dedicato a questa coltivazione non solo è cospicuo, ma è anche in continua crescita. A rappresentare gli interessi dei coltivatori locali una ventina di sindaci, indipendentemente dall’area politica di appartenenza, che hanno deciso di collaborare per far sentire la propria voce. La separazione è netta, soprattutto se si considera che non ci sono differenze nel tipo di coltivazione a così pochi km di distanza. Ora la palla passa al consorzio e alla politica regionale, certo i primi cittadini monferrini non hanno intenzione di arrendersi facilmente.